Benvenuti a Njombe – Tanzania

Ho appena finito di leggere, e Federica ancora sta finendo, il libro scritto da poco da Muhammad Yunus.
Nonostante questo, per non cadere in un ottimismo senza freni, non ho potuto fare a meno di mettere un punto di domanda al termine della frase.
Mi sono reso conto, leggendo questo libro, che chi come noi è nato negli anni 80, difficilmente nutre speranze di questo tipo.
Come fare infatti a vedere positivo, a credere in una possibile strada quando intorno a noi accadono tante cose così inumane? Quando il nostro stesso pianeta dopo anni di segnali, lancia adesso acutissime grida di aiuto per indicarci che no, il tempo non è molto, che bisogna decisamente invertire rotta, anche se è “una scomoda realtà“, oppure…
A fine anni 60, quando è nata nei miei genitori la voglia di partire, c’era la sicurezza diffusa che questo nostro mondo lo si poteva cambiare. Ma ora? Ora dopo 40 anni, forse anche proprio alla luce del fallimento di quei progetti, per lo meno nei loro propositi generali, come si fa a riproporre sogni di questo genere?
Anche a parole questi progetti si sono trasformati in sogni per idealisti. Perchè?

Mi sembra di poter dire che buona parte di questa generazione disillusa sia portatrice di una certa dose di cinismo. Non si crede più, non si spera neanche più di tanto, e parole come impegno o politica sono spesso viste solo con orrore o nel migliore dei casi con rassegnazione.

Ed invece in questo libro tutto viene ribaltato, sorprendentemente. Proprio l’economia, che domina incontrastata la nostra vita (e basti pensare per questo a quello che ci appare dell’Unione Europea, o a crisi per mutui che non vengono pagati a 8000 km di distanza dalle nostre case) ci regala una potenziale ricetta per uscire dallo stallo in cui ci siamo infilati. Questa strada è percorribile, può diventare un modo per avere un mondo senza povertà?

Non so dare una risposta, mo lo spero. E mi sembra un buon punto di partenza. Perchè, vista da qui, la povertà non è tollerabile. Vedere bambini malati che non sopravvivono per mancanza di cure basilari non si può giustificare come “un malessere del sistema”.
Cosa ne pensate? Facciamo partire un’impresa sociale? Fatemi sapere, soprattutto chi tra voi di capitalismo se ne intende.

A presto

“Un mondo senza povertà”
Muhammad Yunus – aprile 2008
Feltrimelli
www.grameen.com

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Comments

4 Responses to “Un mondo senza povertà?”

  1. Francesca on August 25th, 2008 4:14 pm

    ‘Solo mettendo d’accordo testa e cuore- intelligenza e bonta’- l’uomo potra’ sollevarsi alla pienezza della sua vera natura’ Martin Luther King Ho sempre avuto fiducia nel buon esempio e voi ne siete espressione.Abbracci Francesca

  2. Mamma Valeria on August 25th, 2008 8:53 pm

    FEDE nell’UOMO sopra tutto e nonostante tutto, perchè io ci credo e questa è la molla che fa muovere tutte le cose e che ci dà sempre SPERANZA nel futuro e che insieme alla CARITA'(quella maiuscola) rende possibili i “sogni”. Baci mamma

  3. Antonella on August 26th, 2008 6:53 pm

    Attraverso il dono di sé, ogni uomo e ogni donna nella vita personale, familiare, professionale può mettersi al servizio dei suoi fratelli e crescere così nell’amore.
    E’ urgente tornare ad ascoltare testimoni coraggiosi, illuminateci nei nostri percorsi.
    Siamo con voi. Antonella e Francesco

  4. giulia on August 27th, 2008 11:37 am

    ho letto solo il titolo e la prima riga di questo post, perchè quello è uno dei libri che ci siamo portati in Sri Lanka e che è in attesa di essere letto…coincidenze… 🙂
    allora lo leggo e poi torno a commentare.
    è bello leggere di voi da qui, un altro mondo ancora, ma alla fine sempre quello, per fortuna.
    un abbraccio ad entrambi, giulia

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